mercoledì 23 dicembre 2009

Andarono in fretta

"Andarono in fretta,
e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia" Lc. 2, 16.

Quest'anno mi piace leggere il Natale così, con l'immagine vista dai pastori.
Chissà se il primo impatto non sia stato un pò deludente. dopo aver visto gli angeli cantare.
Si ritrovavano di fronte nell'ordine: un padre affaticato da un viaggio con la moglie incinta e dalla tensione di un'assistenza ad un parto, una madre stravolta dal travaglio svolto in una stalla dopo essere stata seduta per ore su un asino e un bambino appena nato in mezzo alla paglia.
Disarmante.
Quanta tenerezza avranno potuto contemplare, nel silenzio della stanchezza che li avrà accolti.
In quel momento molto probabilmente si poteva quasi toccare l'amore di quei due sposi che si erano sostenuti a vicenda e si trovavano quel figlio così "ingombrante".

Buon Natale!

immagine di Sano di Pietro (1406-1481) tratta da www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=mm&url=/arte/227_1

mercoledì 16 dicembre 2009

Integrazione de' noantri

Venerdì mattina. Mattinata concitata.

Attendo una persona sotto la sua casa per andare a lavoro.
Il portiere sta facendo le pulizie nell'androne. Mi tiene compagnia mentre aspetto.
Ad un certo punto si interrompe, si gira ed esclama: "Ma che sta mattina sei uscito in pigiama?"
"No oggi è la nostra Festa!": risponde un giovane, molto probabilmente proveniente dalla penisola indiana, che tornava dalla preghiera che era appena terminata nel Parco davanti il palazzo.
Intervengo spiegando che il Venerdì per i musulmani ha un significato simile alla Domenca per i cristiani.
E il portiere mi risponde pacifico: "Vabbeh! Ma che a 'na festa ce vai in pigiama tu!"
Poi rivolgendosi a lui: "Quando riscendi te devo da' na cosa".


L'immagine è tratta da http://milano.repubblica.it/multimedia/home/4317819/1/6

martedì 1 dicembre 2009

Nel nome del padre?



Così un padre deluso del suo Paese conclude una lettera a suo figlio.
Dietro "l'amarezza" c'è la speranza di ogni padre verso un figlio.
La speranza di aver cresciuto una persona vera, uno o una, che non si tirerà indietro e non fuggirà di fronte ad un sistema paese abbandonato a se stesso, privo di una briciola di forza che va avanti, se va avanti, per inerzia.

Però dietro quelle parole c'è anche un limite, che in fondo è proprio il limite italiano.
Si rimane concentrati su se stessi. Nel dialogo immaginato dal padre con suo figlio manca la comunità, manca un gruppo sul quale appoggiarsi al quale chiedere aiuto e sostegno.

Si finisce per lottare contro i Mulini a vento per poi cedere e omologarsi.
All'Italia manca la fiducia dei vecchi delusi e stanchi, che non sanno farsi da parte perché imprigionati nei loro ruoli, perché incapaci di uscire da se stessi.

All'Italia manca l'azzardo dei giovani.
Spesso iperprotetti e, poi, lasciati allo sbaraglio.
Con genitori italiani sempre pronti a custodirli come bambini, ma poco disponibili ad accettarli come figli nella loro adultità.
Solo i giovani sanno andare oltre immaginando strade mai percorse.
Però serve anche condividere le proprie speranze e trasformarle in progetto.
Abbiamo bisogno di una solidarietà che si trasmette tra le generazioni.

Mi sarebbe piaciuto leggere, nelle conclusioni di quella bella lettera, di un padre che avrebbe sostenuto e sarebbe stato al fianco della lotta di un figlio per un Paese che va cambiato.