giovedì 25 marzo 2010

Pensavo fosse un tubetto di colla


Ho finito da poco di leggere un romanzo.
Non lo faccio spesso, purtroppo.
L'ho iniziato perché è di un amico. L'ho concluso, perché mi ha coinvolto.
Del mastice ho capito che ha un odore forte e che si estrae da una pianta. Pensavo fosse solo colla
Non so cosa volesse raccontare Paolo.
Quello che ci ho letto io è la possibilità di recuperare una porzione di verità ritornando alle proprie origini, cercando di riscoprire il senso della vita, restituendole il sapore.
E così seguendo i passi di Gregorio, trascinato per mano in una danza sconosciuta, si viaggia dall'Italia alla Grecia recuperando la sapienza orientale che abbiamo perso per strada, quando abbiamo iniziato ad applicare la logica, che per noi è diventata solamente applicazione di tecniche.

martedì 9 marzo 2010

Le tre carte

Mi avvicino svogliato alle regionali.
Nella mia regione (il Lazio) non mi sento minimamente rappresentato dai candidati.
Mi mettono tristezza i partiti che li sostengono.
Per la prima volta la tentazione di non votare è alta.
Ma poi...
Grazie a quelli ai quali "piace vincere facile" e agli altri che "vogliono giocare senza rispettare le regole".
Questa tornata elettorale richiama il mio interese:
- Responsabili di partito che non rispettano i termini fissati dalla legge, al momento della consegna delle liste, prima dicono che stavano mangiando un panino e poi gridano che è colpa degli "altri"
- Scoramento di una grande parte della popolazione che da quella lista si sentiva rappresentata.
- Modifiche "interpretative" ad una legge che poi tanto interpretative non sarebbero per rimediare ad errori propri.
- Le urla di quelli che hanno rispettato le regole e affermano che cambiare le norme a partita inoltrata significa barare.
- Poi le osservazioni dagli spalti: come quelle del responsabile giuridico della CEI a Radio Vaticana che esprime l'idea che è scorretto cambiare le regole in corsa, subito sconfessato, perché si sa in Italia la CEI non si occupa di questioni tecniche solo di valori non negoziabili.
E mi chiedo:
1) Se la democrazia è considerabile valore non negoziabile (ovviamente no risponderebbe qualcuno, di cui sopra, suppongo).
2) Se le questioni tecniche incidono sui valori (e qui penso che quel qualcuno avrebbe dei problemi a rispondere).
Così il caos delle regionali mi ricorda che per me la democrazia è un valore, in quanto è lo strumento che mi permette di partecipare al governo di questo Paese.
Per questo alla democrazia non rinuncio. E assisto sbalordito al deprimente gioco delle tre carte che ci stanno facendo vedere.
Spero che un giorno possa dire di essere anche rappresentato dalle persone o dalle forze politiche in campo. Oggi decisamente: No!
Qualora le elezioni si terranno a marzo (Dubito), voterò, con un voto di protesta, ma voterò.