Mi avvicino svogliato alle regionali.
Nella mia regione (il Lazio) non mi sento minimamente rappresentato dai candidati.
Mi mettono tristezza i partiti che li sostengono.
Per la prima volta la tentazione di non votare è alta.
Ma poi...
Grazie a quelli ai quali "piace vincere facile" e agli altri che "vogliono giocare senza rispettare le regole".
Questa tornata elettorale richiama il mio interese:
- Responsabili di partito che non rispettano i termini fissati dalla legge, al momento della consegna delle liste, prima dicono che stavano mangiando un panino e poi gridano che è colpa degli "altri"
- Scoramento di una grande parte della popolazione che da quella lista si sentiva rappresentata.
- Modifiche "interpretative" ad una legge che poi tanto
interpretative non sarebbero per rimediare ad errori propri.
- Le urla di quelli che hanno rispettato le regole e affermano che cambiare le norme a partita inoltrata significa barare.
- Poi le osservazioni dagli spalti: come quelle del
responsabile giuridico della CEI a Radio Vaticana che esprime l'idea che è scorretto cambiare le regole in corsa, subito sconfessato, perché si sa in Italia la CEI non si occupa di
questioni tecniche solo di valori non negoziabili.
E mi chiedo:
1) Se la democrazia è considerabile valore non negoziabile (ovviamente no risponderebbe qualcuno, di cui sopra, suppongo).
2) Se le questioni tecniche incidono sui valori (e qui penso che quel qualcuno avrebbe dei problemi a rispondere).
Così il caos delle regionali mi ricorda che per me la democrazia è un valore, in quanto è lo strumento che mi permette di partecipare al governo di questo Paese.
Per questo alla democrazia non rinuncio. E assisto sbalordito al deprimente gioco delle tre carte che ci stanno facendo vedere.
Spero che un giorno possa dire di essere anche rappresentato dalle persone o dalle forze politiche in campo. Oggi decisamente: No!
Qualora le elezioni si terranno a marzo (Dubito), voterò, con un voto di protesta, ma voterò.